Capitolo 30

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Una volta morti, il prefetto Longino inviò all'Imperatore a Costantinopoli Albsuinda con il tesoro dei Longobardi. Alcuni affermano che anche Peredeo si recò a Ravenna con Elmichis e Rosmunda e che quindi fu inviato insieme ad Albsuinda a Costantinopoli e qui uccise un leone di immane grandezza alla presenza dell'Imperatore durante uno spettacolo. Si dice che poiché era molto forte, l'Imperatore ordinasse di cavargli gli occhi affinché non commettesse niente di male nella capitale. Dopo un po' di tempo questi prese due coltelli e li nascose in ambo le mani. Quindi si recò a palazzo e promise di dire qualcosa di utile all'Imperatore se lo avessero portato al suo cospetto. L'Imperatore gli inviò due suoi familiari patrizi, per ascoltare le sue parole. Quando si recarono presso di lui, Peredeo gli si avvicinò come se dovesse riferirgli un qualche segreto e li ferì profondamente con i due coltelli che teneva nascosti nelle mani. Questi subito caddero a terra morti. Così non diversamente dal fortissimo Sansone, le sue ferite che gli provocarono la perdita degli occhi furono vendicate uccidendo due uomini estremamente utili all'Imperatore.

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