Capitolo 28

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Dopo aver regnato sull'Italia per tre anni e sei mesi, fu ucciso da una congiura ordita da sua moglie. Questa fu la causa della sua morte. Mentre si trovava a Verona godendosi un banchetto più a lungo del dovuto, ordinò che fosse dato da bere alla regina del vino in una coppa fatta con la testa di Re Cunimondo, suo suocero e la invitò a brindare insieme a suo padre. Dato che questo sembra impossibile, dirò la verità in nome di Cristo: vidi questa coppa in mano al principe Rachis durante un giorno di festa mentre la mostrava ai suoi ospiti. Quindi Rosmunda provò grande dolore nel suo cuore di fronte a quel gesto, che non poté trattenere. Subito si accese del desiderio di vendicare il funerale del padre con la morte del marito e si accordò con Elmichis, che era lo scilpor del Re, sarebbe a dire il suo scudiero, oltre che fratello di latte, per ucciderlo. Questi persuase la regina ad accogliere nel complotto Peredeo, che era un uomo molto forte. Ma dal momento che Peredeo non voleva acconsentire alle lusinghe della regina per partecipare in un simile crimine, questa si sostituì una notte nel letto a quella con la quale Peredeo era solito giacere, così che questi, senza sospettare nulla, giacque con la regina. Terminato quell'atto empio, gli chiese chi pensasse che fosse e al nominare la propria compagna, la regina rispose: "Assolutamente no, sono la Regina Rosmunda - e aggiunse - ora che hai commesso questo atto, Peredeo, o uccidi Alboino o sarà lui a ucciderti con la sua spada". Al che si rese conto del crimine che aveva commesso e a quel punto diede il proprio consenso coatto all'uccisione del re, che in modo spontaneo non voleva. Quindi Rosmunda, mentre Alboino era caduto nel sonno di mezzogiorno, ordinò che tutto il palazzo restasse in silenzio e sottrasse tutte le altre armi, quindi legò forte alla testa del letto la spada del Re, così che non si potesse sfoderare. Quindi, come la più crudele delle bestie, fece entrare Elmichis secondo il suggerimento di Peredeo. Alboino, svegliatosi repentinamente dal sonno, rendendosi conto del pericolo, mise rapidamente mano alla spada. Ma poiché era legata strettamente non poté estrarla ed afferrato uno sgabello si difese con quello per qualche tempo. Ma che sventura! Un uomo bellicoso e di grande audacia non poté nulla contro il nemico, fu ucciso quasi come un incapace. Morì così per l'intrigo di una piccola donna, chi era famoso in guerra per aver fatto stragi di tutti i nemici. Il suo corpo fu sepolto con grande contrizione e pianto dei Longobardi sotto una scala contigua al palazzo. Era un uomo di grande statura e nel corpo completamente adatto alla guerra. Ai nostri giorni il suo sepolcro fu aperto da Giselberto, che era duca di Verona, che prese la spada e tutti gli ornamenti che vi si trovavano. Per questo andava in giro dicendo con vanità agli stolti di aver visto Alboino.

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