Capitolo 12

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Quindi morto Giustino, prese il potere Tiberio Costantino, come cinquantesimo Re dei Romani. Questi, come abbiamo già detto, sotto Giustino era in più cesare, reggeva il palazzo e ogni giorno elargiva molte elemosine, mentre Dio gli forniva grandi quantità di oro. Infatti mentre si aggirava per il palazzo vide sul pavimento una lastra di marmo con scolpita sopra una croce sacra e disse: "Dobbiamo decorare con la croce del Signore la nostra fronte e il nostro petto e invece la mettiamo sotto i nostri piedi". E detto ciò ordinò che quella lastra fosse rapidamente rimossa. Ma sollevatala trovarono sotto di essa un'altra che aveva lo stesso segno. Ordinò di rimuovere anche quella. Una volta rimossa ne trovarono una terza. Ordinato che anche quella venisse rimossa, trovarono un grande tesoro di circa centomila pezzi d'oro. Raccolto l'oro venne elargito abbondantemente con suo solito ai poveri. Anche Narsete che aveva grandi case in alcune città italiane, si recò con molti tesori nella città di cui abbiamo parlato; qui scavò una grande cisterna nascosta nella quale mise molte centinaia di migliaia d'oro e d'argento. Uccisi tutti quelli che ne erano a conoscenza, la affidò a un solo uomo anziano esigendo un giuramento. Morto quindi Narsete, questo anziano si presentò all'Imperatore e disse: "In cambio di un qualche vantaggio ti dirò, Cesare, una cosa che ti sarà di grande giovamento". Al che gli disse: "Dì quello che vuoi, e se ciò che racconterai ci sarà di qualche aiuto, sicuramente ne verrà giovamento anche a te". Disse quegli: "Giunto alla fine della mia vita, non posso più tacere dove si trova il tesoro nascosto di Narsete". Al che il cesare Tiberio si rallegrò e inviò in quel luogo i suoi servi. Andatosene il vecchio, lo seguirono meravigliati. Giunsero alla cisterna e apertala vi entrarono. Qui trovarono tanto oro e argento che a stento riuscirono a portarlo via tutto in molti giorni. Questo fu generosamente distribuito ai poveri secondo la sua abitudine. Quando questi doveva ricevere la corona imperiale e il popolo lo aspettava secondo la consuetudine per lo spettacolo del circo, gli prepararono una trappola, in modo che Giustiniano, nipote di Giustino, fosse elevato alla dignità imperiale. Inizialmente si recò presso i luoghi santi, quindi, chiamato a sé il pontefice della città insieme ai consoli e ai prefetti, entrò nel palazzo. Indossò la porpora, fu incoronato con il diadema, salì sul trono imperiale e fu confermato nella gloria del regno con altissime lodi. Quando i suoi nemici se ne resero conto e nessuno di loro ebbe il coraggio di recargli danno, dato che riponeva la sua fede in Dio, furono presi da grande confusione e vergogna. Dopo pochi giorni giunse Giustiniano e si prostrò ai piedi dell'Imperatore offrendogli quindicimila auri per ottenere la grazia. Quello, con pazienza come suo solito, gli ordinò di stare con lui nel palazzo. Ma la Augusta Sofia, scordandosi le promesse fatte a Tiberio, cercò di organizzare una congiura contro di lui. Mentre questi si recava a una villa dove secondo l'usanza imperiale si passavano in letizia i trenta giorni della vendemmia, chiamato di nascosto Giustiniano, lo volle innalzare al regno. Non appena lo seppe, Tiberio ritornò rapidamente a Costantinopoli e arrestata Sofia la privò di tutti i suoi tesori, lasciandole solo un vitto quotidiano per gli alimenti. Allontanati da lei i suoi figli, le pose qualcuno di suo fiducia, che obbedisse ai suoi ordini e ordinò inoltre che nessuno di quelli che avevano prima accesso a lei le si avvicinassero. Rimproverato Giustiniano solo a parole, in seguito lo stimò tanto che promise in matrimonio sua figlia a suo figlio e a sua volta suo figlio a sua figlia. Ma alla fine non se ne fece niente per cause che non conosco. Diresse il suo esercito sconfiggendo i fortissimi Persiani. Al ritorno portò tanto bottino tra cui venti elefanti che si credette potesse soddisfare la cupidigia umana.

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