Capitolo 11

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A quel tempo, come abbiamo detto prima, regnava a Costantinopoli Giustino il giovane, uomo dedito ad ogni avarizia, sprezzante dei poveri e depredatore dei senatori. Tanto fu il suo avaro ardore che ordinò arche di ferro dove raccogliere i talenti d'oro frutto delle sue rapine. Inoltre si espanse l'eresia Pelagiana. Questo, dopo aver allontanato l'orecchio del cuore dal mandato divino, per giusto giudizio divino divenne pazzo. Adottò il Cesare Tiberio per governare il palazzo e alcune province, uomo giusto, utile, determinato, sapiente, dedito alle elemosine, ponderato nei giudizi, conosciuto per le sue vittorie e ciò in cui primeggiava su tutti, vero cristiano. Questi poiché elargiva ai poveri molte delle ricchezze che Giustino aveva accumulato, veniva frequentemente rimproverato dall'Augusta Sofia poiché riduceva lo stato alla povertà dicendo: "Ciò che ho accumulato in molti anni, tu lo disperdi allegramente in poco tempo". Al che rispondeva: "Confido in Dio, che non lascerà senza denaro il nostro tesoro, fintantoché i poveri riceveranno l'elemosina e i prigionieri saranno riscattati. Infatti questo è il più grande dei tesori, come dice il Signore: acumulate un tesoro nel cielo, dove né la ruggine né i tarli potranno corromperlo e i ladri non potranno dissotterrarlo né rubarlo. Per cui di quello che versiamo al Signore accumuliamo un tesoro nel cielo, e il Signore ci onora di migliorare in questo mondo. Dopodiché Giustino terminò la sua vita dopo undici anni di regno a causa della pazzia che lo aveva colto. Durante il suo regno furono condotte le guerre contro i Goti e i Franchi dal patrizio Narsete, come abbiamo detto. Inoltre quando al tempo di Papa Benedetto Roma soffriva la fame per i saccheggi dei Longobardi in tutto il circondario, fece venire dall'Egitto molte migliaia staia di frumento via nave e grazie al suo intervento alleviò le sue sofferenze.
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