Capitolo 29

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Nell’era ispanica 606, terzo anno dell’imperatore Giustino il giovane, Leovigildo, dopo aver ottenuto il potere sulla Spagna e sulla Gallia, decise di ampliare il suo regno e accrescerlo in potenza. Infatti riuscendo ad ottenere l’appoggio dell’esercito gli toccò in sorte una chiara vittoria. Per esempio contro i Cantabri prese la città di Aregia e Sabaria fu da lui completamente sottomessa. Gli consegnarono le armi anche molti ribelli delle città Spagnole. Sconfisse i nemici anche in altre battaglie e recuperò con la forza alcune fortezze da loro occupate. Assediò e quindi sconfisse suo figlio Ermenegildo, che gli si era ribellato. Dopodiché scese in guerra contro gli Svevi e sottomise il loro regno al suo popolo con grande rapidità. Ridusse in suo potere gran parte della Spagna: infatti precedentemente i Goti erano concentrati in un territorio ristretto. Però in lui la gloria di tante virtù era offuscata dall’errore dell’impietà. Infatti pieno di perfido furore, lanciò una persecuzione contro i cattolici, relegando all’esilio molti vescovi. Si appropriò del reddito e dei privilegi della chiesa. Colpì anche gli Arriani con il terrore e a quelli che chiamò a sé senza perseguirli, prese l’oro e i beni. Tra le altre cose si azzardò a ribattezzare i cattolici alla sua contagiosa eresia e non solo tra il popolo ma anche tra i sacerdoti, come Vincenzo vescovo di Saragozza, spinto all’apostasia e per tanto gettato dal cielo all’inferno. Era pericoloso anche per alcuni dei suoi. Infatti a chi vedesse estremamente nobile o potente o lo decapitava o proscrittolo lo spingeva all’esilio, arricchendo così il fisco anche con rapine a danno dei cittadini. Fondò anche una città nella Celtibera che chiamò Ricopoli dal nome di suo figlio. Corresse anche quelle leggi di Eurico che sembravano disposte in modo confuso: ne aggiunse molte che erano state tralasciate mentre quelle considerate superflue furono eliminate. Regnò diciotto anni dopodiché morì a Toledo di morte naturale.

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