Capitolo 24

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Nell’era ispanica 569, sesto anno dell’Imperatore Giustiniano, dopo Amalrico, fu innalzato al regno Teudi che regnò per diciassette anni. Nonostante fosse eretico, lasciò in pace la chiesa, al punto che concesse il permesso ai vescovi cattolici di riunirsi presso la città di Toledo per poter stabilire liberamente tutte quelle cose che sono necessarie alla disciplina ecclesiastica.
Durante il suo regno, i Re dei Franchi si riunirono nelle Spagne con infinite truppe e devastarono la provincia Tarraconense. Al che i Goti sotto il comando di Teudiselo, chiuso l’accesso alle Spagne, sbaragliarono l’esercito dei Franchi ottenendo una vittoria ammirevole. Lo stesso comandante, ricevute preghiere e ingenti quantità di doni, concesse ai nemici rimasti un giorno e una notte per darsi alla fuga. Il resto di quella infelice turba, a cui non bastò quel tempo per poter passare, fu annientata dalla spada dei Goti.
Dopo questa felice vittoria, i Goti si spinsero avventatamente oltre lo stretto. Infatti attraversarono il mare per attaccare la guarnigione che aveva occupato Ceuta dopo averli espulsi ed espugnare così con la forza quella grande fortezza. Giunta la domenica deposero le armi per non profanare il giorno sacro. Al che, colta l’occasione, i soldati nemici lanciarono rapidamente un’incursione sia per mare che per terra contro l’esercito dei Goti che stretto in una morsa fu a tal punto sconfitto che nessuno sopravvisse a una simile strage.
Subito dopo una morte meritata colse il principe. Infatti fu ferito nel palazzo da un uomo che già da tempo simulava una demenza mentale così da ingannare il re. Finse infatti con arte di essere insano e trafisse il principe il quale, caduto a terra ferito, morì e rese la sua anima indegna. Si dice inoltre che tra i fiotti di sangue scongiurasse di non uccidere il suo assassino dicendo: ho ricevuto la giusta ricompensa per i miei meriti, poiché lui stesso da privato cittadino aveva ucciso il suo comandante trovandolo in uno stato di turbamento.

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