Capitolo 23

In quei giorni Teodorico uccise il suo parente Sigivaldo a colpi di spada e quindi inviò segretamente a Teodeberto lo stesso figlio di Sigivaldo, che in quel momento era con lui, per essere a sua volta ucciso. Ma siccome era stato suo padrino di battesimo non lo voleva condannare. Per questo gli diede da leggere la lettera che suo padre gli aveva inviato dicendo: "Fuggi, perché mio padre mi ha ordinato di ucciderti. Una volta morto e quando mi vedrai regnare, potrai tornare presso di me al sicuro". Ascoltato ciò, lo ringraziò e dopo averlo salutato se ne andò. Si rifugiò quindi nella città di Arles, dove erano giunti i Goti e che Teodeberto stava assediando. Ma siccome non gli sembrava abbastanza ben difesa, si recò nel Lazio e qui si nascose. Mentre ciò avveniva fu annunciato a Teodeberto che suo padre si era gravemente ammalato e che se non si fosse presentato rapidamente, per trovarlo ancora vivo, sarebbe stato escluso dall’eredità dai suoi zii e non avrebbe avuto più nulla. Ascoltato ciò, abbandonata ogni operazione, si diresse verso suo padre, lasciando Deoteria con sua figlia a Clermont. Dopo essere giunto, Teodorico morì nel giro di pochi giorni, vicino al suo terzo anno di regno. Allora Childeberto e Clotario vollero impossessarsi del suo regno e per questo si unirono contro Teodeberto. Ma questi, dopo aver svolto i riti d’obbligo, fu difeso dai suoi leodi e confermato nel regno. Dopodiché trasse Deoteria da Clermont e la sposò.