Capitolo 14

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Allora Munderico, che sosteneva di essere parente del re, pieno di superbia disse: "Che differenza c’è tra Re Teodorico e me? Infatti il trono è tanto suo quanto mio. Uscirò, convocherò il mio popolo, gli farò prestare giuramente così che Teodorico sappia che sono Re tanto quanto lui". Uscito quindi iniziò a sedurre il popolo dicendo: "Sono un principe. Seguitemi e le cose andranno bene per voi". Lo seguì una moltitudine di contadini, convenuti per lo più per la fragilità dell’animo umano, prestando giuramenti di fedeltà e onorandolo come Re. Non appena Teodorico lo seppe, gli inviò un ordine dicendo: "Vieni presso di me e se ti è dovuta alcuna parte del nostro regno, la riceverai". Ma Teodorico diceva questo con inganno, dato che lo avrebbe ucciso non appena si fosse presentato. Ma questi non volle dicendo: "Andate, rinunciate al vostro Re, perché siamo Re sia lui che io". Al che il Re ordinò di radunare l’esercito, per punirlo. Saputolo e non potendosi difendere, cercò di raggiungere le mura di Vitry-le-Brûlé con tutti i suoi beni, dove voleva fortificarsi insieme a quelli che era riuscito a sedurre. Quindi messo in marcia l’esercito circondarono la fortezza con un fossato e l’assediarono per sette giorni. Ma Munderico resisteva coi suoi dicendo: "Siamo forti e lottiamo insieme e non arrendiamoci ai nemici". Poiché l’esercito assediante lanciava giavellotti da ogni parte ma non riusciva a prevalere, lo riferirono al Re. Al che inviò un un uomo dei suoi di nome Aregisilo, che gli disse: "Vedi fino a che punto possono arrivare questi perfidi nella loro arroganza, Vai promettigli di poter uscire al sicuro. Non appena sarà uscito uccidilo e cancella il suo ricordo dal nostro regno". Quindi fece esattamente quello che gli era stato ordinato. Per prima cosa dide un segnale al popolo dicendo: "Non appena avrò detto questo e quello, dategli addosso e uccidetelo". Quindi entrato nella fortezza, Aregisilodisse a Munderico: "Fino a quando resterai qui come uno stolto? Quanto ancora potrai resistere al Re? Ecco, ti è stato tolto il cibo. Quando la fame ti avrà oppresso, sarai costretto a uscire e a consegnarti in mano dei nemici e morirai come un cane. Ascolta il mio consiglio e sottomettiti al re, così che possiate vivere tu e i tuoi figli". Ammorbidito da questo discorso disse: "Se esco, sarò catturato e sia io che i miei figli e tutti gli amici che qui si sono riuniti con me saranno uccisi". Al che gli disse Aregisilo: "Non temere, anzi, se decidi di uscire, accetta la mia garanzia riguardo la tua colpa e presentati in sicurezza di fronte al re. Non temere, ma sarai con lui, come eri prima". Al che Munderico rispose: "Magari fossi sicuro che non mi ucciderà". Quindi Aregisilo, messe le mani sul santo altare, gli giurò che avrebbe potuto uscire al sicuro. Data così la sua garanzia, Munderico uscì dalla porta della fortezza, tenendo Aregisilo per mano. Ma il popolo li aspettava guardandoli da lontano. Al che Aregisilo disse, come segnale: "Perché guardate così intensamente, o popolo? Forse che non aveve mai visto prima Munderico?". Al che subito il popolo si gettò su di lui. Rendendosi conto di ciò, disse: "Ora mi rendo perfettamente conto che con queste parole hai lanciato un segnale al popolo perché mi uccidesse. Tuttavia ti dico che poiché mi ingannasti con uno spergiuro, nessuno te vedrà più in vita". E lanciata una lancia tra le sue scapole, lo trafisse e lo uccise. Estratta quindi la sua spada, fece grande strage del popolo insieme ai suoi finché, non potendo ucciderli tutti, desistette e morì. Ucciso così in questo modo, tutti i suoi beni furono incamerati nel fisco.