Capitolo 38

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L’anno seguente Astolfo Re dei Longobardi, tradì la fedeltà che aveva promesso a Re Pipino compiendo azioni peccaminose. Si recò nuovamente a Roma con un esercito, invadendone i confini, devastandone la regione, recandosi alla chiesa di San Pietro e dando alle fiamme le case che qui incontrò. Venuto a sapere ciò attraverso dei nunzi, spinto dalla rabbia e dall’ira, messo in marcia di nuovo l’esercito dei Franchi, raggiunse la Moriana passando per la Burgundia, Chalon-sur-Saône e Ginevra. Non appena Re Astolfo lo scoprì, inviò di nuovo l’esercito dei Longobardi alle chiuse per resistere a Re Pipino e non permettere ai Franchi di entrare in Italia. Re Pipino, superato il Montceniso con il suo esercito, raggiunse le chiuse, dove i Longobardi pensavano di resistergli. Subito i Franchi, come al solito, invasero con ira e furore il regno di Astolfo passando per monti e rupi come ormai erano addestrati a fare e uccisero i Longobardi che incontrarono in quei luoghi. Quelli che sopravvisero si salvarono a stento con la fuga. Re Pipino raggiunse di nuovo Pavia, insieme a suo nipote Tassilone Duca di Baviera e ne devastò tutta la regione e pose l’accampamento da entrambe le parti fuori le mura di Pavia così che nessuno potesse uscirne. Astolfo Re dei Longobardi, rendendo conto di ciò e non avendo più speranza di evadere, chiese di nuovo pace e perdono al Re attraverso i sacerdoti e i nobili dei Franchi e ripristinò pienamente secondo il giudizio dei Franchi e dei sacerdoti gli obblighi che aveva dato una volta al Re e che aveva violato nei confronti della sede apostolica. Quindi Re Pipino, mosso a misericordia come al solito, gli concesse la vita e il regno un’altra volta su richiesta dei suoi nobili. Re Astolfo, secondo il giudizio dei Franchi e dei sacerdoti, diede a Re Pipino la terza parte del tesoro che si trovava a Pavia e doni ancora più grandi di quelli che aveva dato prima. Prestò nuovamente giuramento e diede ostaggi per non ribellarsi più contro Re Pipino o gli alleati dei Franchi e non essere aggressivo. E il tributo che i Longobardi avevano versato tempo prima al Re dei Franchi doveva versare ogni anno attraverso suoi delegati. L’ottimo Re Pipino ritornò sano e salvo in patria vittorioso, con un grande tesoro e molte ricchezze senza più combattere e con tutto il suo esercito intatto. E così la terra fu in pace per due anni.

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