Capitolo 37

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Dato che Re Pipino non aveva ottenuto quello che chiedevano i suoi legati e Astolfo si rifiutava di adempierlo, passati all’anno seguente, ordinò a tutti i Franchi di recarsi alle Calende di Marzo a Braine, come è loro costume. Indetto quindi un consiglio con i suoi nobili, Papa Stefano e le altre nazioni che abitano all’interno del suo regno, nel tempo in cui i re sono solito partire per la guerra, le schiere dei Franchi invasero la Longobardia passando per Lione, Vienne e la Maurenna. Udito ciò, Re Astolfo, messo in marcia l’esercito tutto dei Longobardi, si recò alle chiuse della valle di Susa, dove con tutto il suo esercito pose il campo e con trincee, macchine e grandi attrezzature cercava di difendere i crimini che aveva malvagiamente perpetrato contro lo stato e la sede romana. Re Pipino aveva posto l’esercito nella Maurenna e non poteva avanzare a causa della valle stretta e dei monti scoscesi. Tuttavia un piccolo drappello si infilò attraverso i monti e i passaggi angusti e giunse in val di Susa. Rendendosi conto di ciò, Astolfo Re dei Longobardi ordinò a tutti i Longobardi di armarsi e gli si gettò contro con tutto il suo esercito. Accortisi di ciò i Franchi, non credevano possibile né ricevere aiuto dai loro compagni né disimpegnarsi, invocarono Dio e pregarono al beato apostolo Pietro di aiutarli; scoppiata la battaglia, combatterono duramente tra di loro. Astolfo Re dei Longobardi, rendendosi conto che il suo esercito era stato colpito duramente, si diede alla fuga e perse in quella battaglia quasi tutto l’esercito che si era portato con sé, sia i duchi che i conti e tutti i nobili dei Longobardi ed egli stesso fuggì a stento da quel monte ed arrivò con pochi uomini alla sua città di Pavia. Quindi Re Pipino, ottenuta la vittoria con l’aiuto di Dio, raggiunse Pavia con tutto l’esercito e le schiere dei Franchi. Posto l’accampamento devastò tutti i dintorni, diede alle fiamme la maggior parte d’Italia, devastò tutta quella regione, distrusse tutte le fortezze dei Longobardi e prese molti tesori d’oro e d’argento e molti ornamenti e tutte le loro tende. Astolfo Re dei Longobardi, rendendosi conto che non poteva evadere, chiese la pace attraverso i sacerdoti e i nobili dei Franchi, arrendendosi a Re Pipino e ristabilendo in modo pieno la legge nei confronti della chiesa Romana e della sede apostolica. Prestò giuramenti e diede ostaggi affinché non tradisse i Franchi e non attaccasse più la sede apostolica romana e lo stato. Re Pipino clemente, come era, spinto dalla misericordia, gli concesse la vita e il regno e diede molti doni a Re Astolfo e ai nobili dei Franchi. Fatto ciò Re Pipino si diresse a Roma con Papa Stefano, i suoi nobili e molti doni con grande onore e lo rimise incolume sulla sede apostolica, come era prima. Completato ciò Re pipino tornò in patria con tutto il suo esercito e con molti tesori e doni, grazie all’aiuto di Dio.

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