Capitolo 22

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Nel trentesimo anno del suo regno un doppio esercito di Caldei invase la Galizia, del quale un comandante si chiamava Alhabbez e l’altro Melih, entrambi Ommayadi. Con lo stesso coraggio col quale arrivarono, così furono sconfitti. Morirono contemporaneamente il primo a Narón e il secondo lungo il fiume Anceo. Successivamente, sempre all’epoca del suo regno, un certo Mahmud, un tempo uomo di fiducia del re di Spagna Abd-al-Rahman e ora fuggitivo dalla sua corte poiché aveva scatenato una lunga ribellione contro di lui, fu accolto con clemenza in Galizia. Qui restò per sette anni. Nell’ottavo, raccolto un esercito di Saraceni, si diede a depredare il territorio circostante, e per difendersi si asserragliò in un castello che si chiama Santa Cristina. Udito ciò il re si mise alla testa di un esercito e assediò il castello in cui era Mahmud. Ordinate le schiere, circondò il castello di truppe, e subito al primo attacco il famosissimo Mamhud fu ucciso nella mischia. Quindi tagliatagli la testa testa fu portata al re, il suo castello fu occupato e furono uccisi circa cinquantamila saraceni che erano giunti dalla Spagna in suo aiuto. Ripristinata la pace Alfonso ritornò così da vincitore ad Oviedo. Dopo aver regnato per cinquatadue anni in modo casto, sobrio, immacolato, pio e glorioso, amato da Dio e dagli uomini, alla fine spirò e il suo corpo fu seppellito con tutti gli onori in un sepolcro di pietra nella chiesa da lui fondata di Santa Maria, nell’anno 880 [842].

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