Anno 722

Era ispanica: 760
Ab Urbe Condita: 1.475

Quindi ritornato il deprecabile vescovo all’esercito, così disse: «Sbrigatevi e combattete, perché con loro non si può scendere a patti ma solo passarli a fil di spada». Presero quindi subito le armi e si lanciarono nella battaglia, costruirono le fionde, scaricarono i proiettili, fecero scintillare le spade, brandire le lance e scagliarono frecce senza sosta. Ma la forza del Signore non stava con loro. Infatti nel momento in cui le fionde scagliarono le pietre e colpirono la santa casa della sempre Vergine Maria, le pietre ritornarono su chi le aveva lanciate trucidando i Caldei.

Ma gli Arabi, dovo aver oppresso sia la patria che il regno, per molti anni pagarono i tributi ai rappresentanti del regno di Babilonia, finché non si elessero un proprio re, e ne stabilirono la capitale a Cordova. Nel frattempo i Goti si erano estinti per la guerra o per la fame.

Quando Pelagio seppe del loro arrivo, si asserragliò nel monte Auseva, in una grotta che chiamano la grotta di Santa Maria; subito l’esercito nemico lo circondò, e recandosi presso di lui il vescovo Oppa così gli disse: «So che non ignori, fratello, di quando tutta la Spagna era governata da un unico regno e tutto l'esercito dei Goti era riunito e non poté resistere l'impeto degli Ismaeliti.