Anno 753 dall'incarnazione del signore

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Quest'anno Re Pipino condusse l'esercito in Sassonia e distrusse le loro fortificazioni e in battaglia ne sconfisse molti di loro. Tuttavia il Vescovo Ildegardo fu ucciso dai Sassoni nella fortezza di Iburg. Ma i Sassoni non potendo fare diversamente prestarono subito giuramento e diedero ostaggi a Pipino così che qualunque sacerdote volesse andare in Sassonia a predicare il nome di Dio e a battezzarli, avrebbe avuto il permesso. Si impegnarono poi a fornire ogni anno al Re un tributo di trecento cavalli. Tornando in patria, Pipino seppe che suo fratello Grifone, che si era rifugiato in Guascogna, era stato ucciso e condusse l'esercito in Bretagna, conquistò la fortezza di Vannes e sottomisse ai Franchi tutta la Bretagna. Nello stesso anno Papa Stefano, che era successo al beato presule Zaccaria, non potendo più sopportare la pressione dei Longobardi e la superbia di Re Astolfo, si recò presso Re Pipino per chiederne la difesa. Quando ciò fu annunciato a Pipino, pieno di gioia, ordinò a suo figlio primogenito Carlo di raggiungerlo lungo la via e volle che fosse condotto con onore alla sua presenza nella città di Ponthion. Qui il Papa fu ricevuto con onore da Re Pipino. Questi elargì munifici doni sia a Pipino che ai suoi nobili. Il giorno successivo con il suo clero, asperso di cenere e indossato il cilicio, si prostrò a terra per misericordia di Dio onnipotente e supplicò Pipino in favore dei beati apostoli Pietro e Paolo perché lo liberasse col popolo Romano dalle truppe Longobarde e dalla schiavitù del superbo Re Astolfo. E non volle sollevarsi da terra fino a quando Re Pipino coi suoi figli e coi nobili Franchi non gli ebbero porto una mano e non lo ebbero levato da terra come indicazione del futuro aiuto accordatogli. Quindi Re Pipino, adempiendo in pieno la volontà del pontefice, lo mandò al monastero di Sant Denis martire e ordinò che lì passasse l'inverno con i massimi onori e disposizioni. Subito Re Pipino inviò un'ambasciata al Re dei Longobardi Astolfo, esortandolo affinché non affliggesse la città di Roma per rispetto verso i beati apostoli Pietro e Paolo e non movesse rivendicazioni superstiziose ed empio contro il pontefice romano. Ma ugualmente di tutto quello che aveva richiesto il pio principe Pipino i legati non riuscirono ad ascoltare da quel superbo tiranno nient'altro che una risposta piena di superbia e parole arroganti.

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