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Morì Papa Adriano e Leone gli successe subito al soglio pontificio. Inviò dei legati con doni al Re: tra cui le chiavi delle porte di San Pietro e il vessillo della città di Roma. Ma Erico Duca del Friuli, inviati i suoi uomini con Wonomiro principe degli Slavi in Pannonia, saccheggiò il ring degli Avari che erano rimasti tranquilli per molto tempo poiché spossati dalla guerra civile tra i loro principi - il Khagan e lo Yoguro si erano trascinati in rovina ed erano stati uccisi dai loro stessi uomini - e inviò a Re Carlo al palazzo di Aquisgrana il tesoro dei loro predecessori che avevano raccolto in molti secoli. Ricevutolo, per rendere grazia a Dio di tutti quei beni lo stesso prudentissimo e generosissimo sovrano e amministratore di Dio ne mandò una grande parte a Roma inviandovi il suo diletto abate Angilberto. In seguito ricevettero ricompense anche l’altra parte dei nobili, dei clerici, dei laici e degli altri suoi fedeli. Quest’anno il Tudun si recò di sua spontanea volontà insieme a gran parte degli Avari presso il Re, consegnandosi insieme al suo popolo e alla sua patria. Sia lui che il suo popolo furono battezzati e dopo aver ricevuto grandi doni ritornarono in patria. Il Re raggruppò i suoi eserciti ed entrò in Sassonia mentre inviava suo figlio Pipino Re d’Italia in Pannonia con un altro esercito. Si recarono presso di lui in Sassonia due legazioni: una che diceva provenire dal Khagan con alcuni nobili, che gli Avari si erano dati dopo la morte del precedente; l’altra che diceva che Pipino si era stabilito con il suo esercito presso il hring. Il Re, attraversata la Sassonia con il suo esercito intatto, rientrò in Gallia e nel palazzo di Aquisgrana ricevette con gioia suo figlio Pipino che rientrava dalla campagna e portava la parte di tesoro che era rimasta. Qui celebrò sia il Natale che la Pasqua. E così si passò all’anno seguente.

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