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Allora Re Carlo messosi in marcia giunse a Roma e fu accolto dal capo apostolico Adriano con grandi onori e restò con lui alcuni giorni. Quindi Arechi, Duca di Benevento, inviò suo figlio Romualdo con grandi doni per domandare sull’arrivo del Re affinchè non invadesse Benevento e che era ben disposto a compiere qualsiasi cosa il Re volesse. Ma il capo apostolico non gli credette così come i nobili Franchi e tennero un consiglio con il Re sull’opportunità di invadere il Beneventano per rimettere a posto le cose. Il che infatti avvenne. E mentre avanzava su Capua, il Duca Arechi lasciò Benevento e si asseragliò a Salerno. Preso dal timore non si presentò al cospetto del Re Carlo ma inviò dei messi e mandò avanti entrambi i suoi figli, Romualdo che già il Re Carlo teneva con sé e Grimoaldo, che invece Arechi ancora conservava. E offrì molti doni e altri ostaggi affinchè ottemperassero la sua richiesta. Quindi il glorioso Re Carlo, insieme ai sacerdoti e ad alcuni nobili, predispose che quella terra non fosse devastata e non venissero svuotati le chiese e i monasteri e scelse dodici ostaggi e come tredicesimo il figlio del Duca, Grimoaldo. Accettati i doni, tutti i Beneventani prestarono giuramento così come il Duca e Romualdo. Quindi il pio Re si ritirò e celebrò la pasqua a Roma col capo apostolico.
Qui vennero i messi del Duca Tassilone: il Vescovo Arno e l’Abate Unrico. Chiesero al capo aposolico che sancisse la pace tra Re Carlo e il Duca. Al che il capo apostolico si spese molto con il Re per questa causa e il Re gli rispose che era quello che anche lui voleva e aveva cercato per molto tempo e che però non era riuscito a ottenere. E subito voleva dimostrarlo. E il Re volle concludere la pace con i messi alla presenza del capo apostolico. Ma i messi rifiutarono poiché da parte loro non avevano intenzioni di firmare alcuna pace. Quindi il capo apostolico, vedendo la loro incostanza e falsità, lanciò subito l’anatema sul loro Duca con anche l’approvazione del Re, se non avesse adempiuto quei giuramenti prestati al Re Pipino e allo stesso Re Carlo. E intimò ai messi di riportare a Tassilone che non faccia altro se non obbedire in tutto a Re Carlo, ai suoi figli e al popolo dei Franchi affinchè non sia causa di spargimenti di sangue e di devastazione per la sua terra. E se il Duca, indurito nell’animo, non avesse voluto abbedire alla parole del capo apostolico, il Re Carlo e il suo esercito sarebbero stati assolti da qualunque peccato commesso nella sua terra, fossero incendi, omicidi o altre atrocità così che ciò ricadesse su Tassilone e i suoi associati e Re Carlo e i Franchi restassero liberi da ogni colpa. Pronunciate queste parole i messi furono congedati. E quindi il capo apostolico e il glorioso Re Carlo si salutarono a vicenda e dopo aver ricevuto la benedizione e recitato una preghiera, il Re ritornò in Francia.
Il mite Re raggiunse quindi la sua consorte, la Regina Fastrada a Worms e si scambiarono a vicenda saluti e lodi e ringraziarono la misericordia di Dio. Tenne quindi un sinodo in quella città. Riferì ai suoi sacerdoti e agli altri nobili tutto quello che era avvenuto durante il suo viaggio. Arrivò quindi il momento di spiegare da parte di Tassilone, come aveva agito. Allora il Re considerò di inviare dei messi e ordinò a Tassilone che compisse tutto ciò che aveva ordinato il papa, sarebbe a dire l’obbedienza e la fedeltà a Re Carlo, ai suoi figli e ai Franchi e che si recasse alla sua presenza. Ma questi sdegnosamente rifiutò. Quindi Re Carlo, considerando i suoi diritti, insieme ai Franchi si mise in marcia verso la Baviera con il suo esercito e si recò a Lechfeld, presso la città di Augsburg. E ordinò a un altro esercito di Franchi dell’Austrasia, i Turingi e i Sassoni e di congiungersi lungo il Danubio presso Faringa. Organizzò quindi un terzo esercito in Italia, così che Re Pipino si portasse a Trento e qui si fermasse e l’esercito suo si riunisse a Bolzano. Accortosi di essere circondato da ogni parte e che molti Bavari fossero più fedeli a Re Carlo che a lui, e conoscendo la giustizia del Re e che fosse più favorevole a rendere giustizia che a impedirla, da lì Tassilone costretto venne per suo conto rimettendosi di sua mano nelle mani di Re Carlo come vassallo e dovette rinunciare al suo ducato confiscato da Re Pipino e si pentì di tutti i peccati e le malefatte che aveva commesso. Quindi rinnovò i giuramenti e diedi dodici ostaggi e più un tredicesimo che era suo figlio Teodone. Ricevuti gli ostaggi e i giuramenti il glorioso Re tornò in Francia. E celebrò il natale a la pasqua a Ingelheim. E così si passò all’anno seguente.

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