Capitolo 02

Al tempo della deposizione di Childerico, questo incarico era ricoperto già quasi per diritto ereditario da Pipino, padre del Re Carlo. Infatti il padre di questi, Carlo, che sconfisse i tiranni che volevano condurre l’intera Francia sotto il proprio dominio e che sconfisse i Saraceni che volevano occupare la Gallia in due grandi battaglie, una in Aquitania presso la città di Poitiers e l’altra presso Narbona lungo il fiume Berre, costringendoli a ritirarsi in Spagna, aveva ricevuto a sua volta questo incarico da suo padre Pipino. Questo onore era solitamente concesso dal popolo solo a chi si fosse distinto per la nobiltà dei natali e la grandezza delle azioni. Per un certo numero di anni sotto il re Childerico, Pipino divise il potere ereditato da suo padre e suo nonno in concordia con il fratello Carlomanno. Finché questi, per ragioni ignote o perché rapito dall’amore per la contemplazione, rinunciò al difficile compito di amministrare il regno e si ritirò a Roma. Qui cambiatosi d’abito fu fatto monaco e costruì un monastero nel monte Soratte, presso la chiesa del beato Silvestro dove godette per alcuni anni della quiete del luogo con alcuni fratelli che avevano le stesse ambizioni. Ma molti nobili di Francia si recavano in pellegrinaggio a Roma per compiere i propri voti e non non si astenevano dal rendergli omaggio come fosse ancora il loro signore, interrompendo la sua quiete, al punto da obbligarlo a cambiare luogo. Quindi, poiché queste visite così frequenti danneggiava il suo proposito, lasciò i monti del Sannio e si spostò nel monastero di San Benedetto a Cassino e qui concluse i suoi giorni dedito alla religione.

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