Capitolo 16

Accrebbe la gloria del suo regno con l’amicizia di altri re e popoli. Per esempio strinse con Alfonso Re di Galizia e Asturia un’alleanza così forte che quando quest’ultimo gli inviava lettere o ambasciatori, non si nominava in altro modo se non come suo devoto. Anche i Re degli Scoti erano talmente riconoscenti della sua generosità, che non lo chiamavano in altro modo che loro signore ed essi stessi non si definivano che suoi sudditi e servi. Ci sono lettere inviate da loro al Re il cui stile ne esprime chiaramente l’affetto. Strinse una forte amicizia anche con Harun-al-Raschid, che a governava su tutto l’oriente tranne l’India. A tal punto che preferiva il suo favore a quello di tutti gli altri re e principi della terra e lo considerava l’unico degno di essere trattato con rispetto. Per questo quando i suoi legati, che aveva inviato con doni al Santo sepolcro e luogo di resurrezione del nostro Signore e Salvatore, furono al suo cospetto e gli riferirono la volontà del proprio sovrano, non solo accettò le loro richieste, ma addirittura gli concesse la potestà di quei luoghi sacri e venerabili. Al congedare i suoi legati gli diede tra le altre cose vestiti, atomi e molti altri prodotti delle terre orientali. Poiché pochi anni prima su richiesta del Re gli aveva inviato un elefante, l’unico che aveva. Inoltre anche gli imperatori di Costantinopoli Niceforo, Michele e Leone, volendo stringere con lui un patto di amicizia e alleanza, gli inviarono diversi legati. Anche dopo che ebbe preso il titolo di imperatore, quasi volesse sottrarre a loro il potere, siglarono un forte patto di amicizia così che non sarebbe rimasto più alcun contrasto tra le due parti. Infatti la potenza dei Franchi era sempre vista con sospetto dai Romani e dai Greci. Tanto che tra i Greci c’è il proverbio: “Tieni il Franco come amico ma non come vicino”.

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