Capitolo 12

Era ispanica 447, quindicesimo anno degli imperatori Onorio e Arcadio. Morto Radagaiso, Alarico compartecipe del regno, di nome certamente Cristiano ma in verità eretico, dolendosi che una tale moltitudine di Goti fosse stata uccisa dai Romani, per vendicare il sangue dei suoi mosse guerra contro Roma e assediatala la prese d’assalto provocando grandi danni. Così la città che aveva vinto tutti i popoli, dovette soccombere al trionfo dei Goti e da loro presa e sottomessa li dovette servire. Qui i Goti furono così clementi che precedentemente avevano fatto un voto per cui se fossero entrati in città, a qualunque Romano fosse stato trovato nei luoghi di Cristo non sarebbe stato possibile arrecare danno. Quindi dopo essere entrati in città furono risparmiati dalla morte e dalla prigionia tutti quelli che si erano rifugiati entro i confini dei luoghi santi. Ma alla fine anche quelli che si trovavano fuori dei luoghi dei martiri e invocavano il nome di Cristo e dei santi venivano risparmiati. Agli altri, sebbene fossero aperti al saccheggio dei nemici, fu risparmiato un grande massacro. Mentre i Goti devastavano così profondamente la città, uno uomo importante di loro trovò una vergine autorevole di età avanzata e le chiese onestamente di indicare se avesse qualcosa d’oro o d’argento presso di sé. Questa indicò con animo sincero quello che aveva e così quello poté ammirare la forma e la bellezza di quei vasi tipici dell’antica ricchezza dei romani, quindi gli disse: questi vasi mi sono stati consegnati dalla chiesa di San Pietro, prendili, se vuoi, io non mi azzardo a consegnare oggetti sacri al nemico. Quello fu preso da grande timore di fronte al nome dell’apostolo e riferì l’accaduto al Re attraverso un messaggero. Il Re ordinò di riportare subito tutti gli oggetti sacri al beato Pietro con grande rispetto dicendo che stava conducendo la guerra contro i Romani e non contro gli Apostoli. Allora la vergine ritornò onorata con grandi cerimonie e con lei ritornarono tutti quelli che le si unirono, portando con inni e canti i vasi d’oro e d’argento sulla testa protetti da ogni lato da una schiera di uomini armati su ordine del Re. Le schiere dei Cristiani accorsero da tutte le parte all’udire le voci chiare delle lodi. Accorsero anche i pagani e li accolsero tra di loro e fingendosi così Cristiani evitarono l’eccidio. In quel momento i Goti presero Placidia, la figlia dell’Imperatore Teodosio e sorella degli imperatori Arcadio e Onorio, insieme a molto oro e ottenuti molti beni dei Romani, dopo tre giorni di saccheggi e incendi, lasciarono la città. Quindi imbarcatisi sulle navi si apprestarono ad attraversare l’esiguo braccio di mare che separa la Sicilia dall’Italia ma affrontato un mare tempestoso, persero gran parte dell’esercito. A quel tempo tanta fu la gloria che ottennero con la presa di Roma che giudicarono compensanti i danni del naufragio con l’effetto di una vittoria.
Seguì subito dopo la morte di Alarico in Italia nel ventottesimo anno di regno.

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