Capitolo 06

Nell’era ispanica 415, tredicesimo anno dell’imperatore Valente, lungo il Danubio, si divisero tra lo stesso Atanarico e Fritigerno, massacrandosi a vicenda. Quindi Atanarico, vincendo Fritigerno con l’aiuto dell’imperatore Valente, inviò a quello stesso imperatore dei messi con doni per ringraziarlo di ciò e chiese degli eruditi per abbracciare la dottrina della fede Cristiana. Ma Valente era deviato dalla vera fede cattolica e si manteneva nella perversità dell’eresia arriana, inviati dei sacerdoti eretici, con la persuasione associò i Goti alla suas nefanda eresia e piantò il seme virulento della peste in un popolo così forte e così l’errore che la loro credulità aveva da poco assaggiato, fece presa e restò a lungo. A quel punto il loro vescovo Ulfila li istruì nelle lettere e tradusse nella loro lingua il nuovo e il vecchio testamento. Quindi i Goti, non appena iniziarono ad avere delle lettere e una legge, costruirono chiese per la propria fede, che è conforme alla fede di Ario che crede che il figlio sia inferiore al padre, non eterno, che lo spirito santo non sia né divino né della stessa sostanza del padre, ma sia stato creato attraverso il figlio, entrambi servi e sudditi. Affermano inoltre che una è la persona così come la natura del padre, un’altra è quella del figlio e un’altra infine quella dello spirito santo, così che non si venera uno dio e signore come riporta la tradizione delle sacre scritture, ma ne vengono venerati tre, come gli idolatri. Mantennero la perversione di quella blasfemia durante il passare del tempo e il succedersi dei re per 213 anni. Infine ricordandosi della propria salvezza rinunziarono alla crescente perfidia e si congiunsero alla fede cattolica per grazia di Cristo.

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