Capitolo 20

In quel periodo morì Teodoro, figlio maggiore di Megisti di Xanto, che per ottenere il perdono dei suoi delitti, lasciò a San Pietro il podere che aveva avuto in usufrutto per eredità paterna, sito a cinque milia da Roma, sulla via Tiburtina, dove si scorge l'oratorio di Santa Cecilia. Qui il beato Papa costruì un grande edificio e lo decorò con affreschi; lo ampliò da ogni lato dando la giusta compensazione a quelli che avevano i loro possedimenti tutt'intorno, senza obbligare nessuno con la forza, ma piuttosto, come conviene al padre, acquistò tutto quel luogo con una trattativa amichevole e stabilì che i poderi e la cascina restassero in perpetuo a disposizione del beato Pietro. Tanto che quella cascina si conosce anche oggi come Santa Cecilia. Inoltre qui costruì un oratorio dedicato all'abate San Ciro e custodì le reliquie di molti santi. Come è noto diede alla domus culta un porprio bilancio autonomo. Costituì un'altra domus culta al quattordicesimo miglio da Roma, nel patrimonio della Tuscia. Obbligò all'uso ecclesiastico permamente il luogo que era stato concesso al beato Pietro da Anna, abbandonata da un certo primicero Agatone. Con impegno acquisì sotto l'autorità del beato Pietro, i terreni che chiamano Antino e Formia, che organizzò in case colte. Di tutte le domus cultas riportate sopra redasse una carta in cui stabilì sotto pena di anatema che nessuno dei suoi successori o altra persona potesse in alcun modo alienare queste case colte dall'uso ecclesiastico e vi aggiunse un collegio di sacerdoti.

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