Anno 754 dell'incarnazione del signore

Papa Stefano, che tempo addietro aveva dato consigli a Pipino e ai principi dei Franchi da lontano, ora lo espletò di presenza. E secondo la tradizione ordinò il pio principe Pipino Re dei Franchi con la sacra unzione e patrizio dei Romani e coronò con lo stesso onore i suoi due figli a una felice successione, Carlo e Carlomanno. In quello stesso anno Pipino tenne un placito come di consueto alle Calende di Marzo nella città di Berny-Rivière. Accettando il consiglio dei suoi nobili, ordinò di marciare verso l'Italia con tutto il suo esercito e avviatosi con tutta quella moltitudine per Lione e Vienne, arrivarono fino alla Maurienna. Nel frattempo Carlomanno, fratello di Pipino, su ordine del suo abate si era recato in Francia per parlare in favore dei Longobardi e per impedire l'avanzata del re. In realtà Pipino non poteva completare tutto quello che aveva promesso al presule Romano, nanche con tutto l'aiuto di Dio. Quindi mentre Pipino attraversava le Alpi, inviò degli ambasciatori ad Astolfo per chiedergli di non affligere la chiesa romana, della quale lui era difensore per ordinazione divina, ma di renderle giustizia per i beni che le aveva sottratto. Astolfo invece gonfiandosi di superbia, riversò parole ingiuriose sul pontefici e promise che non avrebbe fatto nulla se non lasciarli passare fino a quando non fosse ritornato ai suoi domini. Quegli ambasciatori invece promisero che il loro signore Pipino avrebbe invaso i territori dei Longobardi se Astolfo non avesse reso giustizia a San Pietro. Al che Astolfo domandò di quale giustizia stessero parlando. Risposero gli ambasciatori: “Di restituirgli la Pentapoli, Narni, Ceccano e tutto ciò che hai sottratto al popolo Romano per la tua avidità. Questo infine ti ordina Pipino e che se vuoi rendere giustizia a San Pietro ti darà dodicimila solidi”. Disprezzando tutto ciò, congedò gli ambasciatori senza una sola parola di pace. Quindi Pipino, messosi in marcia, raggiunse le Chiuse dei Longobardi e sconfittili messo in in fuga Astolofo con i Longobardi, lo assediò a Pavia. Chiusosi qui Astolfo, con l’aiuto di Dio lo obbligò a promettere di rendere giustizia piena a San Pietro. Astolfo quindi preso dal timore, restituì sotto minaccia agli ambasciatori del principe Pipino la Pentapoli, Narni, Ceccano e tutto ciò che doveva a San Pietro e tributò trentamila solidi a Re Pipino promettendo inoltre che avrebbe dato ogni anno in tributo mille solidi ai Franchi. Giurando tutto ciò col suo seguito e tutti i nobili dei Longobardi, Astolfo promise che lo avrebbe compiuto e per siglare l’accordo diede a Re Pipino quaranta nobili Longobardi come ostaggi. Quindi Pipino, accettata la benedizione papale, gli permise di uscire in pace, dopo avergli ceduto Ravenna, la Pentapoli, Narni e Ceccano e tutto ciò che rientrava nei loro confini. Compiuto tutto ciò Pipino rientrò in patria. Ma mentre rientrava in Francia, il perfido Re Astolfo ritardò con ostinazione nel compiere tutto ciò che gli aveva promesso ed espulse papa Stefano dai suoi confini con l’esercito. In questo stesso anno morì dopo molti giorni di malattia il monaco Carlomanno a Lione e Vienne, dove era rimasto per la malattia con la Regina Bertrada; e l’Arcivescovo Bonifacio coronò il martirio in Frisia mentre predicava il verbo di Dio.

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