Ultimi contenuti pubblicati

Le quattro grandi narrazioni storiche di Franchi, Visigoti, Anglosassoni e Longobardi
Mentre continuano le traduzioni delle cronache iberiche del VIII secolo, Hyperstoria si sta concentrando su altre opere storiografiche di un periodo immediatamente precedente. Verranno infatti pubblicati le quattro grandi narrazioni storiche dei popoli barbari che sotituirono l'Impero Romano in Occidente. In particolare, la Storia dei Franchi di Gregorio di Tours, la Storia dei Visigoti di Isidoro di Siviglia, la Storia Ecclesiastica degli Angli del Venerabile Beda e la Storia dei Longobardi di Paolo Diacono.
I nostri numeri
13 Testi
409 Personaggi storici
286 Luoghi
16 Genealogie
55 Eventi

Era ispanica 443, decimo anno degli imperatori Onorio e Arcadio, il Re dei Goti Ragadasio, di origine Scizia, dedito all’idolatria e di una immane ferocia barbarica, con duecentomila soldati si accinse a devastare brutalmente l’Italia, promettendo come sfida di bere il sangue di Cristo dio dei Romani se avesse vinto.

Nell’era ispanica 437, quarto anno degli imperatore Ororio e Arcadio, i Goti erano divisi tra Alarico e Radagaiso, mentre si laceravano in numerose battaglie decisero di unirsi per distruggere i Romani e dividersi tra di loro le regioni d’Italia.

Nell’era ispanica 420, quarto anno dell’Imperatore Teodosio, rifiutando il patto di alleanza con i Romani, innalzarono Alarico como loro Re, giudicando indegno essere sudditi dei Romani e al loro seguito, di cui già un volta avevano rigettato la legge e l’autorità e di cui avevano respinto l’alleanza vincendoli in battaglia.

Nell’era ispanica 419, terzo anno dell’Imperatore Teodosio lo Spagnolo, Atanarico dato che era legato da amicizia con Teodosio si recò a Costantinopoli e qui al quindicesimo giorno dopo essere stato ricevuto con tutti gli onori da Teodosio, morì.

Nell'era ispanica 416, quattordicesimo anno dell'Imperatore Valente, i Goti, che prima avevano espulso i Cristiani dai loro territori, a propria volta furono espulsi dagli Unni insieme al loro Re Atanarico e attraversato il Danubio si consegnarono in mano dell'Imperatore Valente senza deporre le armi e occuparono la Tracia per abitarla.

Nell’era ispanica 415, tredicesimo anno dell’imperatore Valente, lungo il Danubio, si divisero tra lo stesso Atanarico e Fritigerno, massacrandosi a vicenda.

Nell’era ispanica 407, quinto anno dell’imperatore Valente I, prese il controllo del popolo dei Goti Atanarico, regnando per tredici anni. Questi volle scatenare una crudelissima persecuzione contro la fede e contro i Goti, poiché nel suo popolo in molti avevano abbracciato il Cristianesimo.

Nell’era ispanica 369, ventiseiesimo anno dell’imperatore Costantino, attaccate le regioni dei Sarmati, assalirono numerosissimi i Romani con tutta la forza militare delle loro armate e iniziarono a devastare. Lo stesso Costantino organizzò un esercito contro di loro e vintili in numerose battaglie li respinse oltre il Danubio. E se fu rinomato per aver sconfitto diversi popoli, ancor più si gloriò per aver vinto i Goti. I Romani lo salutarono con acclamazioni di lode nel senato, poiché aveva sconfitto un popolo così numeroso e aveva ristabilito lo Stato.

Nell’era ispanica 294, nel primo anno dell’impero di Valeriano e Gallieno, i Goti discesero dalle montagne dove abitavano e devastarono la Grecia, la Macedonia, il Ponto, l’Asia e l’Illirico. Di queste occuparono l’Illirico e la Macedonia per quindici anni. Dopodiché l’imperatore Claudio, sconfittili, li respinse nelle proprie terre. Quindi i Romani onorarono Claudio Augusto nel foro con uno scudo d’oro per aver respinto dal territorio dello Stato un popolo così forte e gli innalzarono una statua d’oro in Campidoglio.

Dodici anni prima che iniziasse l’era ispanica, mentre il console Pompeo e Gaio Cesare scatenavano la guerra civile per impossessarsi dello Stato, i Goti si recarono in Tessaglia per offrire il loro aiuto in guerra a Pompeo contro Cesare. Qui, mentre gli Etiopi, gli Indiani, i Persiani, i Medi, i Greci, gli Sciti e gli altri popoli orientali convocati combattevano contro Giulio, questi resistettero con maggior forza rispetto agli altri. Cesare fu turbato del loro numero e forza e si dice che meditasse di fuggire se la battaglia non fosse subito terminata.