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Le quattro grandi narrazioni storiche di Franchi, Visigoti, Anglosassoni e Longobardi
Mentre continuano le traduzioni delle cronache iberiche del VIII secolo, Hyperstoria si sta concentrando su altre opere storiografiche di un periodo immediatamente precedente. Verranno infatti pubblicati le quattro grandi narrazioni storiche dei popoli barbari che sotituirono l'Impero Romano in Occidente. In particolare, la Storia dei Franchi di Gregorio di Tours, la Storia dei Visigoti di Isidoro di Siviglia, la Storia Ecclesiastica degli Angli del Venerabile Beda e la Storia dei Longobardi di Paolo Diacono.
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In quei giorni la fortezza di Anagnis, che si trova presso Trento, al confine dell'Italia, all'avvicinarsi i Franchi, gli si arrese. Per questo motivo il conte dei Longobardi di Lagare, di nome Ragilo, lo saccheggiò. Quindi, mentre ritornava con il bottino, fu ucciso insieme a molti dei suoi dal duca dei Franchi Cramno. Questi poco tempo dopo arrivò a devastare Trento.

Dopodiché tre duchi Longobardi, Amo, Zaban e Rodano, invasero le Gallie.

Tornati quindi alla propria patria, vi trovarono che gli Svevi e altri popoli l'abitavano. Prese le armi contro di loro, cercando di cacciarli e sconfiggerli. Al che quegli gli offrirono la terza parte della regione dicendo: "Così possiamo comunque vivere e vivere insieme senza farci guerra". Ma siccome in nessun modo i Sassoni lo accettavano, gli offrirono la metà, quindi due terzi riservandosi per sé solo un terzo. Ma siccome ancora non accettavano offrirono insieme alla terra tutte le pecore, affinché rinunciassero alla guerra.

Al che i Sassoni, tornati in Italia, presero con sé le mogli e i figli con tutte le suppellettili, decisero di tornare di nuovo nelle Gallie, in modo che accolti da Re Sigeberto, potessero tornare alla loro patria con il suo aiuto. Questi Sassoni erano venuti in Italia con le mogli e i figli per abitarla ma, per quanto è dato sapere, non volevano sottostare al dominio dei Longobardi. Siccome non gli era permesso dai Longobardi di vivere secondo le proprie leggi, decisero di tornare alla propria patria.

Dopodoché i Sassoni, che erano venuti in Italia con i Longobardi, invasero le Gallie e costruirono una fortezza nei territori dei Regi presso la città di Establo e spargendosi per i villaggi delle vicinanze, saccheggiarono, presero prigionieri e devastarono ogni cosa. Quando Mummolo se ne rese conto, li assalì con l'esercito e ne uccise molti. Non smisero di uccidere fino a che non sopraggiunse la notte. Infatti trovò uomini ignari che non sapevano nulla di quello che stava accadendo.

Dopo che questi se ne furono andati Ennio, detto anche Mummulo, fatto venire dal Re, salì agli onori del patriziato. Quando i Longobardi invasero per la secondo volta le Gallie e si spinsero fino a Moutier, che si trova vicino alla città di Embrun, Mummolo mosse l'esercito e con i Burgundi si diresse in quel luogo.

A quel punto mentre i Longobardi devastavano le Gallie, Amato, patrizio di Provenza, che era agli ordini del Re dei Franchi Gontrano, condusse un esercito contro di loro e attaccata battaglia, si volse in fuga e fu ucciso in quello stesso luogo. A quel punto i Longobardi fecero tanta strage delle anime dei Burgundi che non fu possibile contare il numero dei morti.

Dopo che se ne andarono i monaci, arrivò l'esercito dei Longobardi. Questi giunsero al luogo dove il sant'uomo viveva in clausura, saccheggiando tutto quello che trovavano. Al che il monaco si mostrò dalla finestra di una torre. Quelli circondarono la torre e mentre cercavano per quale ingresso potessero entrare senza trovarlo, due di loro salendo sul tetto lo scoprirono. E vedendolo legato con catene e vestito di pelli di capra dissero: "Questi è un malfattore e ha commesso un omicidio, per questo lo tengono legato".

A quel punto alcuni duchi dei Longobardi invasero le Gallie con un forte esercito. Ospizio, uomo di Dio, che viveva in clausura presso Nizza, su rivelazione dello Spirito Santo previde con largo anticipo il loro arrivo e predisse ai cittadini di quella stessa città che una disgrazia era imminente. Questi infatti conduceva una vita di grande astinenza ed esemplare: si era stretto la carne con catene di ferro, vestiva con una pelle di capra e come cibo prendeva solo pane con pochi datteri.