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Le quattro grandi narrazioni storiche di Franchi, Visigoti, Anglosassoni e Longobardi
Mentre continuano le traduzioni delle cronache iberiche del VIII secolo, Hyperstoria si sta concentrando su altre opere storiografiche di un periodo immediatamente precedente. Verranno infatti pubblicati le quattro grandi narrazioni storiche dei popoli barbari che sotituirono l'Impero Romano in Occidente. In particolare, la Storia dei Franchi di Gregorio di Tours, la Storia dei Visigoti di Isidoro di Siviglia, la Storia Ecclesiastica degli Angli del Venerabile Beda e la Storia dei Longobardi di Paolo Diacono.
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Dopo la sua morte i Longobardi non ebbero un re per dieci anni, essendo governati da duchi. Ogni duca era a capo di una città: Zaban a Pavia, Vallari a Bergamo, Alichi a Brescia, Eoin a Trento, Gisulfo a Cividale. Ma c'erano altri trenta duchi con le proprie città. In quei giorni furono uccisi per cupidigia molti nobili romani. Gli altri, divisi tra gli stranieri furono resi tributari così da pagare un terzo delle loro rendite ai Longobardi.

Quindi i Longobardi elessero Re Clefi, uomo di nobile origine, in un'assemblea generale a Pavia. Questi in parte uccise con la spada molti uomini romani importanti, in parte li cacciò dall'Italia. Regnò insieme a sua moglie Masane una anno e sei mesi, dopodiché fu ucciso con la spada da un ragazzo del suo seguito.

Una volta morti, il prefetto Longino inviò all'Imperatore a Costantinopoli Albsuinda con il tesoro dei Longobardi.

Quindi Elmichis, morto Alboino, tentò di impossessarsi del regno. Ma non ci riuscì poiché i Longobardi, dolendosi profondamente per la sua morte, si preparavano per ucciderlo.

Dopo aver regnato sull'Italia per tre anni e sei mesi, fu ucciso da una congiura ordita da sua moglie. Questa fu la causa della sua morte. Mentre si trovava a Verona godendosi un banchetto più a lungo del dovuto, ordinò che fosse dato da bere alla regina del vino in una coppa fatta con la testa di Re Cunimondo, suo suocero e la invitò a brindare insieme a suo padre.

Quindi dopo tre anni e qualche mese d'assedio, la città di Pavia si consegnò ad Alboino e ai Longobardi. Alboino vi entrò per la parte orientale attraverso la porta di San Giovanni. Il suo cavallo si accasciò nel mezzo della porta, per quanto spronato o sferzato non si poteva alzare. Quindi uno dei Longobardi si rivolse al Re dicendo: "Ricorda, o Re, il voto che facesti. Rompi il voto ed entrerai in città.

A quel tempo la città di Pavia, stretta d'assedio, resistette con coraggio per più di tre anni, mentre l'esercito dei Longobardi si assestava poco fuori della parte occidentale. Intanto Alboino, inviati dei soldati, invase tutti i territori fino alla Toscana, eccetto Roma, Ravenna e alcune fortezze che si trovavano lungo la costa.

Quindi Alboino invadendo la Liguria, entrò a Milano all'inizio della terza indizione, alle terze None di Settembre, al tempo dell'Arcivescovo Onorato. Successivamente prese tutte le città della Liguria, eccette quelle che sono poste sul litorale.

L'Italia, che si costituisce di queste province, prese il nome da Italo, comandante dei Siculi, che la invase in tempi antichi. Si dice anche che si chiami Italia perché c'erano grandi bovini, sarebbe a dire itali. Italo infatti deriva da vitulus per contrazione, aggiungendo una lettera e lasciando le altre immutate. L'Italia si chiama anche Ausonia da Ausonio, figlio di Ulisse. La regione di Benevento fu la prima a essere chiamata in questo modo, dopodiché si iniziò a chiamare così tutta l'Italia.

È certo tuttavia che la Liguria e parte della Venezia, l'Emilia e anche la Flaminia, venissero chiamate Gallia Cisalpina dagli storiografi antichi. Ad esempio il grammatico Donato, nella descrizione della Mantova di Virgilio, dice che si trovava in Gallia. Allo stesso modo si legge nella Storia romana che Rimini si trova in Gallia. Poiché in tempi molto antichi Brenno Re dei Galli, che regnava presso la città di Sens, venne in Italia con trecentomila Galli Senoni e la occupò fino a Senigallia, che prende il nome dai Galli Senoni.